“La gente pensa che quando la nostra mente sta vagando, sia di fatto vuota.
In realtà, in questi momenti, la nostra mente si trova in un grande stato di attivazione, spesso più forte di quando sta compiendo ragionamenti attivi davanti a un compito complesso”
K. Christoff
Mind- Wandering è un termine inglese che potrebbe essere tradotto con: “vagare con la mente”. Per intenderci, mind-wandering è il quotidiano e ordinario distrarci da ciò che stiamo facendo: il sognare ad occhi aperti, il proiettarci nel futuro cercando di anticipare qualcosa che faremo, il rivivere scene passate, il monologo interiore, la conversazione immaginaria con qualcuno.
Mind-wandering è dunque la nostra vita mentale, il “film” che ci scorre in testa quando non siamo concentrati con i nostri sensi in un compito che coinvolge pienamente la nostra attenzione.
Come mai perdiamo così tanto tempo fantasticando? Qual è il vantaggio adattivo di tale pratica?
L’approccio della psicologia cognitiva è improntato alla prestazione: le abilità cognitive sono misurate attraverso lo svolgimento di compiti, in contesti tangibili e misurabili
Secondo alcune ricerche sull’argomento, il mind wandering rifletterebbe l’attività di due processi cognitivi centrali: la capacità di estraniarsi dagli stimoli esterni (perceptual decoupling) e l’abilità di essere consapevoli dei propri pensieri in corso (“meta-awareness”).
Un dato interessante emerso dagli studi sul perceptual decoupling è che gli eventi mentali (pensieri, immagini,..) che si innescano indipendentemente dagli stimoli esterni sembrano interferire con il processo di analisi delle informazioni sensoriali provenienti dal contesto in cui siamo, mentre la consapevolezza del nostro stato mentale (meta-awareness) la quale essendo un processo intermittente viene distinta fra: mind- wandering tuning out, con meta-consapevolezza, in cui il soggetto è consapevole del proprio allontanamento dal compito; e un mind- wandering zoning out, senza meta-consapevolezza, in cui il soggetto il soggetto non è cosciente del suo progressivo o improvviso scostamento dal compito.
Nel fenomeno del mind-wandering si possono riscontrare sia effetti positivi che negativi.
Gli effetti negativi sulle performance richiedono un alto impegno cognitivo poiché toglie l’attenzione al compito che si sta eseguendo; il verificarsi di questo fenomeno può però aiutare nell’analisi del nostro sistema cognitivo: se quest’ultimo funziona in maniera adattiva allora avrà la capacità di regolare il verificarsi del mind-wandering in modo da minimizzare il rischio di interferenza con la performance.
Il mind-wanderig risulta essere utile per la programmazione del futuro in quanto una significativa quantità di tempo trascorso a “divagare” è dedicato ad eventi futuri.
Questo processo mentale aumenta nei periodi di più intensa riflessività ed è ridotto quando siamo tristi; inoltre, molte delle strutture corticali dedicate alle capacità di progettazione del futuro sono implicate anche nel wandering.
Dunque una delle funzioni primarie del mind-wandering è di generare previsioni sulla propria vita necessarie a “navigare” con successo nel mondo reale.
Il mind-wanderig accresce la creatività, infatti vi sono infiniti aneddoti di idee illuminanti giunte improvvisamente alla mente di un individuo proprio durante episodi di wandering.
Questo fenomeno rende l’ attenzione più fluida, infatti per un individuo abituato a perseguire diversi obiettivi nello stesso momento, l’abilità di passare attraverso “flussi di informazioni” diverse può essere adattiva.
Infine sembrerebbe permettere il “Refresh” della mente dato che alcune linee di ricerca indicano che i processi di apprendimento siano favoriti da una pratica diluita nel tempo, piuttosto che da un uno massiccio e continuo dispendio di energie.
Uno dei possibili vantaggi del wandering, potrebbe dunque essere che lasciare la mente libera di “vagare” per qualche attimo durante un compito in corso permetterebbe alla mente di operare un “refresh” e di recuperare le capacità necessarie per dedicarsi al compito in corso.
