Nuove generazioni e social network

Negli ultimi anni e ancora di più nell’ultimo periodo di emergenza Covid-19, l’uso dei social network è incrementato considerevolmente tra le nuove generazioni. Infatti, i ragazzi che si iscrivono a Facebook, Instagram e TikTok sono sempre di più e sempre più piccoli: nonostante le limitazioni di età (ad esempio, 13 anni per Facebook e TikTok), recenti ricerche hanno confermato che circa l’80% dei ragazzi al di sotto dei 14 anni ha un profilo social.

Ma cosa spinge gli adolescenti a desiderare così tanto di entrare nel mondo dei social network?

Prima di tutto, l’adolescenza è la fase evolutiva durante la quale ci si trova a fare i conti con nuove autonomie, nuove abilità sociali e cognitive che permettono di iniziare a costruire la propria identità in equilibrio tra aspettative altrui e propri bisogni. L’utilizzo dei social quindi si allinea perfettamente con questo bisogno evolutivo di sperimentare diverse parti di sé, dato che permette di selezionare i contenuti da condividere e scegliere il modo in cui presentarsi al resto del mondo. Allo stesso tempo, i social network consentono di ottenere conferme e feedback da parte degli altri; inoltre, soprattutto in questo periodo di isolamento, aiutano a mantenere i contatti con i propri coetanei e di condividere esperienze ed emozioni in un mondo lontano da quello degli adulti. E tutto ciò a distanza di sicurezza, restando dall’ambiente protetto della propria casa.

Quali sono però i campanelli di allarme di un uso problematico dei social network?

Prima di tutto, è utile considerare la quantità di tempo trascorsa dai ragazzi sui social network. Anche se non esiste un criterio oggettivo, è fondamentale che videogiochi ed internet non siano le uniche attività svolte nel tempo libero, ma che siano accompagnate da attività complementari ed alternative. Il mondo virtuale può essere infatti molto più accattivante di quello reale, perché più protetto, più controllato e più gratificante, ma il rischio è che sostituisca la vita reale, piuttosto che costituire un supporto a quest’ultima. Bisogna poi sempre fare attenzione alle caratteristiche psicologiche e relazionali di ogni ragazzo, oltre che al suo particolare momento di vita.

Cosa possono fare gli adulti (insegnanti, genitori, educatori)?

  • Acquisire una cultura informatica. Il primo passo è quello di entrare nel mondo delle tecnologie. È importante che gli adulti riducano quel divario generazionale che li rende molto meno abili ed intuitivi con le tecnologie, in modo da avvicinarsi di più al mondo dei ragazzi, reale e virtuale.
  • Educare ad un uso consapevole e informato dei social network. Demonizzando o vietando categoricamente qualcosa che ormai fa parte della quotidianità delle nuove generazioni, si rischia di non dare spazio ai bisogni e alle emozioni dei ragazzi. E’ importante quindi riconoscere l’importanza dei social network nel mondo di oggi e dare le corrette informazioni, né allarmiste, né sottovalutanti, rispetto alle numerose potenzialità e ai rischi dell’uso di internet.
  • Stabilire regole chiare e condivise riguardo ai tempi, ai contenuti e alle modalità di utilizzo. E’ compito dei genitori stabilire delle regole sull’uso dei social network, ad esempio quando usarli, quanto tempo dedicarsi ad essi, che attività o che giochi svolgere (facendo sempre attenzione all’età e ai bisogni di ogni ragazzo).
  • Ascolto e condivisione. Spesso, l’uso delle tecnologie da parte degli adolescenti è un’attività solitaria, che non coinvolge i genitori o gli adulti di riferimento. Di conseguenza, un suggerimento potrebbe essere sicuramente quello di mettersi in una posizione di ascolto nei confronti dei propri figli, di curiosità ed interesse nei confronti del loro mondo e dei loro vissuti, senza minimizzare o drammatizzare ciò che vivono quotidianamente.
  • Infine, se l’uso eccessivo di internet è associato ad un disagio psicologico (ansia, isolamento sociale, depressione) oppure a sintomi psicosomatici significativi (cefalea, disturbi del sonno e dell’alimentazione), è fondamentale rivolgersi ad un professionista della salute che possa aiutare ragazzi e genitori ad affrontare la situazione.

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