Decisione e cambiamento. Come spezzare i “per sempre”.

Un gigantesco ragno appeso a un albero, costretto a tessere per sempre usando la bocca. Questo è il destino di Aracne, abile tessitrice, colpevole solo di aver sfidato Atena in una gara di ricamo. “Per sempre” è la sua vera condanna.

Francesca ha qualcosa in comune con la sventurata fanciulla: segue lo schema del “per sempre”. Si è sposata tre volte e ha divorziato due. Il suo primo marito era un uomo molto più grande, particolarmente tranquillo di carattere e poco socievole; Francesca lo ha lasciato perché desiderava un uomo che la stimolasse di più. Il secondo marito, a detta degli amici, era la copia del primo: taciturno, sempre in disparte, poco o per nulla attivo. Anche il secondo matrimonio è durato poco. Il terzo marito è in pensione, ha pochi amici e non è per nulla dinamico; sono sposati da poco, ma Francesca se ne lamenta già.

Francesca si chiede “Perché mi succede sempre questo?”.

Quante volte nella vita ci capita di pensare che ci accadono sempre le stesse cose, in modo quasi ripetitivo? Quante volte ci sembra di avere a che fare sempre con lo stesso tipo di persone, che si comportano sempre allo stesso modo? Quante volte abbiamo la netta sensazione di dover affrontare sempre il solito problema o la solita discussione?

Cambiamo lavoro, cambiamo casa, cambiamo città, amici, relazioni… Eppure rimane sempre un sottofondo di insoddisfazione e di malessere, perché le cose non vanno mai come vorremmo veramente e ci ritroviamo sempre in quelle situazioni già note.

Ma perché ci accade questo?

Ognuno di noi scrive la storia della propria vita: in Analisi Transazionale si parla di “copione”. Questa storia ha un inizio, un punto centrale e una fine, ha dei personaggi positivi e negativi, ha un tema centrale e degli intrecci secondari. L’aspetto interessante è che scriviamo inconsciamente questo piano di vita quando siamo dei bambini molto piccoli e poi lo aggiorniamo nel corso degli anni, fino all’adolescenza. Questo piano è fatto di “decisioni”: non delle decisioni prese in modo deliberato come farebbe un adulto, ma delle decisioni prese a partire da emozioni e sensazioni che prova un bambino piccolo, che si trova in un mondo che molto spesso può apparire ostile o minaccioso.

Per fare un esempio: se il neonato ha fame piange; ma se quando piange mamma non arriva mai, il neonato inizierà a temere che nessuno lo sfami, o che mamma lo abbia abbandonato. A due o tre anni, nasce un fratellino e le attenzioni di mamma sono tutte rivolte a quest’ultimo; allora il bimbo inizierà a chiedersi “ci sarà abbastanza amore per tutti? O il mio fratellino mi porterà via l’amore della mamma che prima era tutto per me?”.

In tutte queste situazioni il bambino reagisce sviluppando delle strategie di sopravvivenza che gli permettano di vedere esauditi nel modo migliore i suoi bisogni. Il bambino dell’esempio di prima potrebbe imparare a essere poco generoso con gli altri e molto diffidente, perché nella sua storia ha imparato che gli altri sono sempre pronti a rubare. Quello che ci accade quando siamo bambini, il modo in cui lo viviamo e le decisioni che prendiamo in merito sono il fulcro essenziale di chi e di come saremo.

Da adulti, accade quindi che riproponiamo le strategie apprese durante l’infanzia. Il motivo per cui lo facciamo è che cerchiamo di risolvere i temi irrisolti della nostra infanzia, che per lo più hanno a che fare con la ricerca di amore e attenzione incondizionati. Le situazioni stressanti e quelle che richiamano episodi dolorosi della nostra infanzia sono quelle che più facilmente ci fanno riattivare le nostre strategie copionali.

Torniamo a Francesca. Sua madre se ne è andata di casa quando era molto piccola, ed è cresciuta con un padre particolarmente silenzioso e solitario. Francesca a casa non poteva divertirsi come facevano i suoi amici, perché se faceva troppo rumore il padre si arrabbiava. Così ha imparato a vivere in situazioni molto tranquille, al limite della noia, cercando relazioni con uomini più grandi ma poco o per nulla stimolanti. Eppure il bisogno sano di Francesca di divertirsi non si spegne, e per questo prova sempre un senso di insoddisfazione e incompiutezza. In questo modo continua a rivivere una situazione già scritta, in cui non si pongono delle nuove possibilità o alternative, ma soltanto situazioni già note e definite a priori, proprio come sul copione di una recita teatrale.

 Cosa fare?

Tutti noi possiamo uscire da questo circolo vizioso. Tutti noi possiamo cambiare strada e diventare autonomi rispetto ai nostri copioni. Il motore di questo cambiamento sono le nuove decisioni che prendiamo da adulti, nella consapevolezza che ciò che viviamo nel qui e ora ci può ricordare il nostro passato, ma oggi abbiamo risorse e strumenti ben diversi per farvi fronte; la benzina è la motivazione a cambiare, ad affrontare le nostre paure e a percorrere strade nuove, ignote e non più prevedibili come quelle che già conosciamo.

Affrontare un percorso di crescita personale vuol dire anche e soprattutto questo: aprirsi al mondo delle possibilità e abbandonare ciò che è già scritto e non più utile per noi. Significa trovare nuovi modi di essere e di fare, per scoprire risorse che da tempo avevamo bloccato e dare spazio ai nostri bisogni più sinceri e profondi.

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