Connessioni permanenti
“Le macchine mi colgono di sorpresa con grande frequenza”: è una celebre affermazione di Alan Turing, matematico e padre dell’informatica; anche noi siamo colti di sorpresa, oggi più che mai, a distanza di 80 anni dalle parole di Turing, 80 anni, cioè, di progressi della tecnologia.
L’uso della tecnologia, ovviamente, implica un necessario compromesso; pensiamo, ad esempio, a come si sta trasformando il significato che attribuiamo alla nostra esperienza di interazione con gli altri proprio attraverso i nuovi sistemi di comunicazione, è il caso di chiederci: dove stiamo andando? O meglio: dove sta andando la nostra umanità?
Chissà, però consideriamo questo: oggi, stabilire una relazione con un’altra persona significa soprattutto sentirsi connessi con qualcuno; per noi esseri umani, infatti, è un bisogno fondamentale, per il suo valore costante, duraturo, gratificante; ma è proprio questo che la tecnologia ci offre: l’essere connessi in modo permanente.
Con una implicita avvertenza: non si può più tornare indietro.
Le nuove dimensioni del gioco
La tecnologia, allora, ha assunto un ruolo fondamentale, come “tramite” necessario (ammettiamolo, magari a volte ci procura anche qualche fastidio); essa ha rivoluzionato radicalmente il nostro modo di comunicare, il nostro modo di percepire il mondo in cui viviamo, l’estensione dei nostri limiti fisici e mentali e, non ultimo, il nostro contesto privato.
Anche il gioco ha assunto nuovi significati; con internet, infatti, la tecnologia ci ha insegnato nuove soluzioni per divertirci, quindi modalità diverse di vivere l’esperienza del gioco nella dimensione della separazione fra i luoghi e le persone.
Certo, queste potenzialità ci “colgono di sorpresa”, offrendoci esperienze interattive nuove e accattivanti ma anche nuovi pericoli e attrazioni seducenti insolite, se non proprio sconosciute… in cui rimanere impigliati.
Essere altrove
Su internet, l’esperienza di gioco può diventare totalizzante, qualcosa di intensamente coinvolgente, perché il web ci proietta in un altrove fantastico dove noi, come attori e co-autori dell’ambiente di gioco, possiamo interagire, costruire, plasmare il contesto stesso.
Ciò che è importante, però, è riconoscere le motivazioni che ci spingono a giocare online, perché il sano divertimento e l’entusiasmo che nasce dalla condivisione dei momenti piacevoli è un fattore di crescita positivo, per i più giovani, e di benessere psicologico per i più adulti.
Il gioco stimola la fantasia e internet, in questo senso, potenzia la nostra immaginazione, creando ambienti, luoghi e situazioni inconsuete e attraenti, intriganti, dove sperimentare sé stessi; il gioco ci porta nella dimensione del “come se”, dell’altrove, ma se l’altrove che stiamo cercando diventa… riparazione, compensazione, rifugio?
Un “gamer” … problematico?
Giocare per divertimento è una necessità che soddisfiamo per il nostro benessere, amiamo sentirci coinvolti nel gioco perché questa esperienza comporta una vasta gamma di emozioni positive che ci gratificano e, nel contempo, aumentano la sensazione di riuscire a gestire al meglio le nostre capacità, anche nel costruire e coltivare legami affettivi importanti.
Scegliere di trascorrere parte del proprio tempo nell’attività di gioco su internet non è, di per sé, un elemento sufficiente per destare preoccupazione; la scelta, infatti, è determinata da alcune personali inclinazioni e da una molteplicità di aspetti diversi che concorrono a definire le nostre preferenze rispetto alle attività che ognuno di noi considera piacevoli; quando, però, l’interesse si trasforma in una necessità invasiva, un ostacolo alla vita relazionale e sociale, una ossessione che esclude ogni altra attività, allora deve scattare un campanello di allarme.
Se il gioco online diventa un luogo dove nascondersi e dove illudersi di costruire relazioni gratificanti che mancano sul piano della realtà di ogni giorno e se solo attraverso queste relazioni virtuali la persona riacquista il senso delle sue capacità relazionali, della sua efficacia nell’agire dentro il suo contesto, della prospettiva di un futuro arricchito di emozioni che possono essere coltivate e impreziosite (anche se solo nel proprio mondo virtuale idealizzato), allora non si tratta più di un semplice gioco, perché assume un carattere diverso, più pervasivo e preoccupante.
È in questo contesto, che può essere presente un disordine del comportamento, una vera e propria dipendenza, un modo anomalo di usare lo spazio del gioco online; tecnicamente si può definire come: un disturbo collegato all’uso dei videogiochi su internet (IGD – Internet Gaming Disorder).
Il primo intervento: la prevenzione
E la soluzione? Prima di tutto: essere capaci di riconoscere certi “segni”, per agire tempestivamente, soprattutto se questo comportamento anomalo coinvolge bambini e adolescenti.
Sul piano dell’intervento, infatti, la prevenzione e l’educazione digitale rappresentano uno strumento essenziale; allo stesso tempo, la consulenza del terapeuta è determinante per la gestione migliore del comportamento problematico da dipendenza, causato dall’uso dei videogiochi.
Inoltre, scegliere adeguatamente il percorso di recupero e di modificazione dei comportamenti problematici è altrettanto importante; ecco perché, proprio nell’ambito dei disturbi collegati ad un uso eccessivo di internet e dei suoi contenuti, compresi i videogiochi, la terapia cognitivo-comportamentale rappresenta uno fra gli approcci più efficaci e duraturi nel tempo; un piano di lavoro a lungo termine per ripristinare il benessere psico-socio-affettivo della persona con un problema di dipendenza dai videogiochi.
Il completo recupero è un traguardo possibile, ma con il sostegno adeguato; allora:
Mettiamoci “in gioco” ma… per crescere e divertirci insieme.
