Siamo giunti nuovamente in quel momento dell’anno: quello dei pranzi infiniti, delle sorprese ai propri cari, ma anche degli incontri sociali obbligatori e dello stress che ne consegue… senza dubbio il Natale non è una ricorrenza che passa senza lasciare traccia.
Tra gli aspetti positivi di tale festività, rientrano sicuramente l’euforia e la gioia che ci circondano durante il Natale, le quali agiscono sui nostri neurotrasmettitori che regolano lo stato di benessere, come dopamina e serotonina. La prima è implicata nel circuito della ricompensa e nella ricerca di stimoli piacevoli; la seconda amplifica i nostri sentimenti di appartenenza e di cura verso ciò che conta. A conferma dell’attivazione emotiva di questo periodo, è stato inoltre osservato, in coloro che festeggiano attivamente il Natale, un aumento dell’attività cerebrale in aree implicate nel riconoscimento delle emozioni dalle espressioni facciali.
Anche l’altruismo legato al pensare, acquistare e impacchettare i doni per i parenti innesca un circolo positivo che appaga della fatica, riduce lo stress e incoraggia a donare di nuovo.
Infine, è risaputo che non esiste Natale senza un pranzo o una cena attorno a un tavolo con i parenti più stretti: la sensazione di calore associata a questi momenti è dovuta in parte all’ossitocina, l‘ormone dell’amore che regola l’istinto materno, la capacità di rinsaldare legami amicali e familiari e che stimola la fiducia.
Tuttavia, è noto che la festività natalizia possano portare con sé stress e nervosismo, dovuti alle grandi cene e agli ospiti poco graditi. Può succedere che alcune persone percepiscano questo stato d’animo come un vero e proprio incubo, che prende il nome di “sindrome del Natale”.
Questa sindrome stagionale colpisce moltissime persone nel nostro Paese e si sviluppa in maniera più o meno intensa a seconda dei casi. Le cause di tale sindrome sono molteplici, a partire dall’ora legale: la riduzione delle ore di luce influisce su alcuni dei meccanismi legati alla produzione di serotonina, il cosiddetto “ormone del buonumore”. Incide anche la forzata partecipazione ad eventi con amici e familiari a cui si preferirebbe non partecipare. Cause invece delle forme più intense e gravi possono essere tensioni in famiglia, ricordi dolorosi che riaffiorano durante le festività: la generale euforia che caratterizza il periodo natalizio si scontra con lo stato d’animo di chi ha subito in questo periodo dell’anno qualche tipologia di trauma, causando di conseguenza una vera e propria avversione indifferenziata verso le feste e chi le celebra.
Metaforicamente, si potrebbe dire che per alcune persone l’arrivo delle feste sia come un grano di sale su una ferita non rimarginata. Questo “tilt esistenziale”, per alcuni è anche legato anche al fatto di iniziare un nuovo anno, con bilanci e valutazioni che spesso comportano la sensazione di non aver fatto abbastanza durante i dodici mesi appena trascorsi. Ciò genera una forte ansia e paura per il futuro, oltre ad abbassare la propria autostima.
L’esistenza di questa sindrome è stata accertata dall’Eurodap (Associazione Europea Disturbo da Attacchi di Panico), ovvero un’associazione la cui finalità principale è promuovere la sensibilizzazione dell’opinione pubblica in relazione al Disturbo da Attacchi di Panico (DAP) e alle varie patologie psicologiche attraverso attività di monitoraggio, prevenzione e cura. A riguardo, è stato effettuato un sondaggio tra 1100 persone di età compresa tra i 20 e i 60 anni, facendo emergere che il 70% delle persone vive il periodo delle festività natalizie senza alcun tipo di entusiasmo, privo di ogni aspettativa positiva ed è dominato dall’ansia.
La soluzione? Aprirsi agli altri, condividere le proprie titubanze con le persone care, accettare sé stessi e i propri limiti. Anche nei casi più gravi, il dialogo è la cura primaria, il primo soccorso per prepararsi ad affrontare il problema.
