Chiara ha trovato la forza e il coraggio di parlare della sua esperienza dopo due anni.
Ha aspettato a lungo, sperando che un giorno le cose sarebbero cambiate.
Chiara è stata maltrattata, picchiata e minacciata da quello che allora era il suo compagno. Da quando lei ha scoperto di essere incinta lui ha iniziato ad essere violento, utilizzando il più piccolo pretesto per picchiarla.
Lui le ripeteva che se lo avesse detto a qualcuno, si sarebbe ucciso, per questo Chiara cercava di non far trasparire nulla all’esterno.
Per molto si è vergognata, giudicando il proprio comportamento come remissivo. Si rendeva conto che non stava accadendo cose normali, ma spesso si dava la colpa,
se avesse cambiato atteggiamento le violenze sarebbero forse finite.
I giorni passavano e i maltrattamenti non sono mai finiti, neanche quando Chiara ha denunciato l’accaduto. Ha dovuto affrontare un lungo percorso personale: “il cambiamento è lento e difficile, servono impegno e costanza”.
Il compagno di Chiara adesso è stato condannato per maltrattamenti e lei sta intraprendendo un percorso di terapia affiancata da un’associazione per la violenza delle donne, che la sta sostenendo e supportando, permettendole di uscire da quelle emozioni di colpa, vergogna e paura, che ormai facevano parte della sua quotidianità.
Con violenza di genere si intende qualsiasi forma di violenza e discriminazione basata sul sesso, generalmente messa in atto dagli uomini verso le donne (in quanto donne), ma potrebbe accadere anche il contrario.
È un tipo di abuso che comporta la violazione dei diritti fondamentali in ambito pubblico e privato, che può avvenire attraverso una violenza fisica, psicologica, sessuale, educativa, sul lavoro, economica, patrimoniale, familiare, comunitaria o anche istituzionale, quando il reato non viene punito dalle autorità competenti.
È inteso come violenza di genere “ogni atto di violenza fondata sul genere che provochi un danno o una sofferenza fisica, sessuale o psicologica per le donne, incluse le minacce, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà che avvenga nella vita pubblica o privata”, come enunciato nell’art. 1 della Dichiarazione Onu sull’eliminazione della violenza contro le donne (CEDAW, 1993).
Attraverso gli studi condotti su questa tematica, è stato notato che la violenza di genere agisce ad un livello non visibile: non è infrequente che gli abusi non vengano segnalati per paura, soprattutto se vissuti in ambito familiare, rimanendo così impuniti fino all’eventuale messa in atto di violenza estrema. Sono gli atti, anche più sottili, ripetitivi, che avvengono all’interno delle relazioni intime a causare ferite profonde e traumi a livello psicologico.
All’interno della stessa violenza di genere vengono distinte le categorie principali sono:
- Violenza fisica: ogni forma di azione o intimidazione, che si sviluppa tramite un’aggressione basata sull’uso della forza;
- Violenza sessuale: imposizione di pratiche sessuali o rapporti indesiderati, ottenuti con minacce di varia natura. Questo è un atto di umiliazione, sopraffazione e di soggiogazione che provoca nella vittima conseguenze fisiche e psicologiche;
• Violenza psicologica: insieme di comportamenti che hanno come scopo quello di ledere la dignità della donna, attraverso umiliazione, denigrazione, colpevolizzazione e messa in ridicolo. Può esternarsi attraverso la limitazione della libertà personale, minacce reiterate nel tempo, danneggiamento di oggetti appartenenti alla donna, isolamento da amici e familiari e dalle relazioni sociali in generale;
• Violenza economica: attuazione di comportamenti volti a creare una dipendenza economica dall’uomo, ledendo l’autonomia della donna, attraverso a limitazioni nell’accesso alle finanze familiari, occultamento della situazione reale patrimoniale della famiglia, divieto o boicottaggio del lavoro della donna fuori dal contesto familiare, appropriazione dei risparmi, sfruttamento lavorativo (privazione della retribuzione).
La violenza ha effetti negativi a breve e a lungo termine, sulla salute fisica, mentale, sessuale e riproduttiva della vittima. Le conseguenze possono determinare per le donne isolamento, incapacità di lavorare, limitata capacità di prendersi cura di sé stesse e dei propri figli. Anche i bambini che assistono alla violenza all’interno dei nuclei familiari possono soffrire di disturbi emotivi e del comportamento. Infine, gli effetti della violenza di genere si ripercuotono sul benessere dell’intera comunità.
Il lockdown, il confinamento forzato, ha portato non solo alla possibile convivenza con il maltrattante, con un conseguente aumento di violenza, ma anche alla difficoltà per le vittime di denunciare e rivolgersi ai servizi di supporto. Nell’ultimo anno (2021) sono state registrate 118 vittime di femminicidio, il 40% degli omicidi totali commessi nel Paese. Tra queste donne, 102 ( circa il 90%) sono morte in ambito familiare – affettivo e 70 per mano del partner o ex. Come abbiamo visto, le tipologie di abusi possono essere diverse: la violenza psicologica vede coinvolto il 77,3% dei casi, quella fisica il 60%, quella economica il 33,4% e quella sessuale il 15,3%.
Secondo il rapporto dell’OMS (Valutazione globale e regionale della violenza contro le donne: diffusione e conseguenze sulla salute degli abusi sessuali da parte di un partner intimo o da sconosciuti), la violenza contro le donne rappresenta “un problema di salute di proporzioni globali enormi”.
La psicoterapia può fare molto contro la violenza di genere: infatti lo psicologo può agire nella diagnosi e in attività di sostegno a favore di vittime e di soggetti abusanti, attraverso percorsi che conducono alla costruzione di nuovi progetti di vita. Inoltre può intervenire anche nella prevenzione della violenza.
Il numero anti-violenza e anti-stalking è il 1522, è gratuito e attivo 24h su 24h e permette di mettersi in contatto con operatrici specializzare. È possibile, inoltre, accedere alla chat direttamente dal sito www.1522.eu .
