ADHD Disturbo dell’Attenzione e dell’Iperattività

Il disturbo da deficit di attenzione/iperattività (DDAI), noto come Attention Deficit Hyperactivity Disorder (ADHD), è inserito nel DSM-5 all’interno dei disturbi del neurosviluppo ed è stato tra i primi disturbi dell’età evolutiva ad essere diagnosticato e trattato nel XX secolo.

L’eziologia del disturbo non è chiara ma ci sono tuttavia una serie di fattori che possono contribuire a far nascere o fare esacerbare il disturbo.

Secondo la maggior parte dei ricercatori e sulla base degli studi degli ultimi quarant’anni, si ritiene che il disturbo abbia una causa genetica; infatti studi su gemelli hanno evidenziato che il DDAI ha un alto fattore ereditario (circa il 75% dei casi). Altri fattori sono legati alla morfologia cerebrale, a fattori prenatali e perinatali o a fattori traumatici.

È stato osservato che nei bambini con DDAI vi è una generale riduzione di volume del cervello, con una diminuzione proporzionalmente maggiore nel lato sinistro della corteccia prefrontale, un’area legata alle funzioni esecutive, tra cui l’inibizione.

Il disturbo si presenta tipicamente nei bambini (si stima che, nel mondo, colpisca tra il 3% e il 5% dei bambini) con una percentuale variabile tra il 30 e il 50% di soggetti che continuano ad avere sintomi in età adulta.

La diagnosi è di tipo clinico, quindi si effettua attraverso colloqui con i genitori e l’osservazione diretta del soggetto. Inoltre, si procede valutando il QI e funzioni esecutive (pianificazione, attenzione, memoria, impulsività), al fine di quantificare in maniera obiettiva il rendimento in tali ambiti rispetto all’età cronologica.

Secondo i criteri del DSM-5, per poter diagnosticare il disturbo deve essere presente un pattern comportamentale di disattenzione e/o iperattività-impulsività persistenti e pervasivi in più contesti. L’insorgenza di tali sintomi deve essere presente prima dei 12 anni di età e gli stessi sintomi devono compromettere o interferire con la qualità del funzionamento sociale, scolastico o lavorativo.

La disattenzione si manifesta nella difficoltà a mantenere l’attenzione su compiti che richiedono uno sforzo prolungato (conversazioni, esercitazioni, attenzione durante le lezioni, lettura di testi lunghi). Spesso, infatti, il soggetto con DDAI non riesce a prestare attenzione ai particolari, sembra non ascoltare ciò che gli viene chiesto o detto e ha difficoltà a svolgere i compiti. A questo si aggiunge un difficoltà nell’organizzazione e nella pianificazione di compiti e attività.

L’iperattività e l’impulsività si manifestano invece attraverso una serie di comportamenti, tra cui:

  • incapacità di stare fermi per un tempo prolungato;
  • interrompere gli altri durante la conversazione o difficoltà ad attendere il proprio turno;
  • rispondere frettolosamente senza attendere la fine della conversazione o della domanda;
  • lasciare il proprio posto quando si dovrebbe rimanere seduti.

Inoltre, è possibile specificare quale tipologia di sintomi è predominante, infatti si parla di:

  • DDAI con disattenzione predominante (essere facilmente distratti, scarsa memoria, sognare ad occhi aperti, disorganizzazione, incapacità di sostenere l’attenzione, e difficoltà nel completare le attività prolungate);
  • DDAI con iperattività/impulsività predominanti (eccessiva irrequietezza e agitazione, iperattività, difficoltà nell’attesa e nel rimanere seduti);
  • DDAI combinato (combinazione delle altre due manifestazioni).

Il trattamento spesso è multimodale: potenziamento/riabilitazione delle funzioni esecutive e dell’auto-regolazione, psicoterapia per la dimensione più psicologica ed emotiva e talvolta terapia farmacologica. Inoltre, si può fare riferimento ad interventi di “parent training“, che coinvolgono i genitori, che hanno lo scopo di modificare l’ambiente circostante del bambino sia a livello fisico che relazionale: riguarda un insieme di strategie comportamentali che sono volte a promuovere l’emergere di comportamenti più funzionali da parte dei bambini.

Il nostro centro collabora con AIFA (Associazione Italiana Famiglie ADHD).

Lascia un commento